venerdì 6 giugno 2008

La Serra Mediterranea

Questa serra ospita, come dice il nome, molte piante tipiche delle zone mediterranee, compresa una specie di pianta di caffè, e piante di agrumi (limoni e mandarini).




Le Serre Scopoliane

Le serre di Scopoli, costruite in legno da Giuseppe Piermarini nel 1776 e rifatte successivamente in muratura da Luigi Canonica, sono formate da due corpi collegati da un atrio comune.

Nel corpo orientale é mantenuta una serie di specie di Cicadaceae, piante vascolari legnose appartenenti alle Gimnosperme di aspetto simile alle palme, le piú rappresentative dal punto di vista didattico.

Nell'alla occidentale si trova una collezione di piante succulente di vecchia costituzione originarie della maggior parte degli ambienti terrestri con scarse precipitazioni piovose. La collezione é in continua espansione grazie alle nuove semine e ad un proficuo scambio di esemplari in esubero tra Orto Botanico e collezionisti locali. Sono di particolare interesse la Welwitschia mirabilis, la Copiapoa cinerea, l'Ariocarpus trigonus, la Lophophora williamsii caespitosa, l'Ariocarpus furfuraceus, l'Obregonia denegrii e una cospicua quantitá di specie di Rebutia e Lobivia.



giovedì 5 giugno 2008

L'arboreto delle angiosperme

In tutta la parte di giardino compresa tra il corpo dell'Istituto e le serre di Scopoli si estende l'arboreto delle angiosperme. Durante la direzione di Ciferri questa parte di Orto era occupata dall'ampia collezione di Rose coltivate, mentre attualmente sullo stesso disegno delle aiuole si trovano diversi alberi e cespugli: Davidia involucrata, Pterocarya fraxinifolia, Firmiana simplex, oltre ad alcune specie di Acer, Tilia, Quercus, Betula, Cornus e Juglans.

Nelle aiuole che fiancheggiano i viali sono invece coltivate Angiosperme erbacee della flora italiana ed esotica. In un angolo di questo settore alcune piante di Té in piena terra, introdotte a Pavia nel 1890, producono regolarmente fiori e semi vitali. Tra gli alberi, si possono identificare: la Davidia involucrata, un albero a foglie caduche di rapida crescita e che puó arrivare ai 10 metri di altezza; ha bellissimi fiori e frutti duri di 3 centimetri circa; la Pterocarya fraxinifolia, che puó superare i 30 metri di altezza, con la corteccia screpolata, le foglie bislunghe dal margine dentato; la Firmiana simplex, un albero caducifoglio che raggiunge i 15 metri di altezza con la coppa ovale, il tronco retto e la corteccia liscia e verdastra, le cui foglie sono alternate, palmate.

Inoltre, gli Acer, facilmente distinguibili per le loro foglie oppostifoglie, la maggior parte delle quali sono palmate, venate e lobate; i fiori sono regolari e sorgono in grappoli, mentre i suoi particolari frutti nascono in coppie unite che appena si staccano girano mossi dal vento spargendo i semi fino ad una distanza considerevole.
Poi la Tilia, un albero caducifoglia dall'aspetto piramidale con la corteccia grigio scuro, le cui foglie sono di forma circolo-ovale col bordo dentato, e i cui fiori sono bianco-giallognoli, mentre il frutto é legnoso.
Infine il Juglans, un caducifolgia di 18-20 metri di altezza, con il tronco grande e la coppa ampia; la sua corteccia é liscia e grigia, i rami sono diritti e corpulenti, le foglie sono alternate e composte, mentre i frutti sono rotondi, lisci, verdastri e contengono una noce commestibile.



L'arboreto delle gimnosperme

E' situato ad oriente dell'edificio e comprende molte Pinaceae (che sono una famiglia di conifere costituita da alberi solitamente ermafroditi e sempreverdi, spesso di grandi dimensioni. É la famiglia piú estesa delle conifere e forma ampi boschi nell'Emisfero Boreale), alcune Taxaceae (che sono una famiglia di conifere costituite da alberi o arbusti non ermafroditi con corteccia sottile dalla quale si staccano squame o scaglie), un grande esemplare di Gingko biloba (anche conosciuto come "albero dai quaranta scudi", é un albero unico al mondo poiché senza parenti viventi: é l'unico membro della classe Ginkgoopsida. É un albero caducifoglio di ramificazione ampia con la coppa, piramidale negli esemplari maschili e piú orizzontale in quelli femminili, che puó raggiungere i 30 metri di altezza), e tre specie di sequoie.



L'arboreto e platano di scopoli

Ospita diverse specie arboree ed arbustive con la prevalenza di esotiche tra cui Taxodium distichum all'interno della vasca circolare. Dell'impianto originario, attribuito allo stesso Scopoli, rimane un monumentale Platanus hybrida, che potete osservare nella prima foto.


mercoledì 4 giugno 2008

Per una panoramica generale...

Presento qui la planimetria dell'Orto Botanico, suddivisa nelle principali aree:




A) IL ROSETO

B) SETTORE DELLE GIMNOSPERME

C) SETTORE ANGIOSPERME

D) L'ARBORETO

E) SERRE SCOPOLIANE

F) SERRA TROPICALE

G) SERRA MEDITERRANEA

Com'è nato l'orto botanico?

CENNI STORICI SULLA CREAZIONE DLL'ORTO


L’Orto Botanico pavese si trova nell’attuale sede dagli ultimi decenni del 1700, dopo vari tentativi per trovare una sede idonea alla coltivazione e all’insegnamento dei semplici nella facoltà medica.
La prima cattedra di Botanica fu istituita da Fulgenzio Witman (1763 - 1773), monaco vallambrosano allievo di Maratta, che insegnò a Pavia dal 1763 al 1773: in questo periodo fu invitato a dare indicazioni per la costruzione di un giardino dei semplici in luoghi diversi dalla sede attuale dell’Orto Botanico. Fu in particolare il conte Firmian, plenipotenziario degli Asburgo per la Lombardia, che individuò quella che sarebbe diventata la sede definitiva nell'area della chiesa di S. Epifanio, annessa al convento dei Padri lateranensi. Per la progettazione dell'Orto pavese, già dal 1772 il Conte Firmian suggeriva alle autorità di assumere come modello l'Orto dei semplici di Padova e di ricorrere in particolare all'esperienza di Marsili, che allora lo dirigeva.
Costui inviò infatti una relazione in cui venivano indicate le caratteristiche di un orto destinato all'insegnamento. Le autorità di Milano, sede del Vicerè austriaco, ebbero anche una pianta del giardino di Schoenbrunn, allora diretto da Jaquin, e una del giardino di Vienna.

Nel 1773 i lavori per la realizzazione dell'Orto erano già avviati e nel 1774 venne insediato nell'edificio il Laboratorio di Chimica; secondo la ricostruzione storica fatta da Valerio Giacomini (1959), risulta che già nel 1775 era in atto l'utilizzazione dell'Orto, mentre solo nel 1776 iniziò la costruzione delle serre in legno su progetto dell'architetto Giuseppe Piermarini, più tardi ricostruite in muratura su disegno dell'architetto Canonica.

Nel 1777, quando assunse la direzione Giovanni Antonio Scopoli (1777 - 1788), l'Orto Botanico aveva un assetto molto simile a quello attuale, soprattutto per gli edifici e la perimetrazione. Sotto la direzione di Scopoli, l'Orto Botanico pavese raggiunse un assetto definitivo, comparabile per efficienza a quello di Orti Botanici ormai celebri, come quello di Padova, che inizialmente fornì gran parte delle piante. Scopoli stabilì corrispondenze con numerosi botanici europei, ma nel 1797 lasciò il posto a Nocca (1797-1826), che lasciò la direzione dell'Orto Botanico di Mantova. Egli arricchì le collezioni con scambi di semi e di piante, e promosse il rifacimento delle già citate serre, dette di Scopoli, facendone sostituire le strutture lignee con quelle in muratura. Nel 1871 venne poi cosrtuito il Laboratorio Crittogamico per lo studio delle malattie delle piante dovute a crittogame parassite.
Il periodo della scuola di Giovanni Briosi (1883 - 1919) segnò un ulteriore miglioramento dell'Orto Botanico, soprattutto per l'aggiunta di serre calde.
Nel 1943 assunse la direzione dell'Orto Raffaele Ciferri ( 1943 - 1964) che, nell'immediato dopoguerra, si trovò a dover fronteggiare gravi perdite nelle collezioni e gravi danni nelle strutture dell'Istituto. Le scelte furono quindi dirette verso la massima economia possibile: furono rimosse le serre sul lato meridionale dell'edificio, che venne trasformato in facciata monumentale dell'Istituto, e si rimodellò l'impianto del giardino sull'esempio dei parchi delle classiche ville lombarde del XVII e XVIII secolo.

Durante la successiva direzione di Augusto Pirola (1982 - 1996) furono introdotte nuove collezioni (Hydrangea, Pelargonium, Hosta) e fu modificata l'impostazione della collezione di rose. Dal 1997 l'Orto Botanico fa parte del Dipartimanto di Ecologia del Territorio e degli Ambienti Terrestri, nel quale è confluito l'Istituto di Botanica. Dalla stessa data inizia la direzione di Alberto Balduzzi (1997-2002) durante la quale si sono gettate le basi di una collezione di piante officinali. Inoltre sono stati eseguiti importanti interventi di restauro manutentivo. L'attuale direttore è Francesco Sartori.